Drakona, Lunà, Wolk e Oghe.

Wood carving tools and seashells arranged on a beach beside waves

A volte, dai doni inaspettati, nascono nuove idee, nuove visioni e nuove realizzazioni. Incerte, inizialmente, coraggiose nel divenire.

Di ulivo, di minerali e di altri materiali

Poco tempo fa, un amico artista, mi delizia con un dono indescrivibile: un quadro raffigurante il Padre del Tutto, Odino. Un quadro che, tra Rune e simbolismi, si ricollega al mio macrocosmo di miti e leggende.

Come sempre, un dono deve essere ricambiato, non per obbligo ma per piacere.

È così che, preso in mano un frammento di legno, inizio a osservarne la forma e lì parte un viaggio verso la percezione.

Cosa sei, chi sei, amico mio?

Il segno mi suggerisce delle forme e, tra quelle linee, scorgo la forma di una bocca, aperta come per cantare o per urlare.

Oghe

Un orecchino, ecco cosa sei ed è così che ti chiami e chiamerai: “Oghe“, che in sardo significa voce.

Tutto nasce dal suono e, in quel suono, voglio comunicare al mio amico quanto sia importante, per ognuno, ascoltare il proprio Maestro Interiore.

Oghe è un frammento di ulivo, destinato a pacciamare la terra o magari come truciolo per innescare la fiamma del camino invernale (camino che non vedo l’ora di accendere nuovamente e sentirmi nelle mie stagioni preferite). Oghe no, non è destinata a questo.

Prendo il pezzetto di ulivo tra le mani, no, non è una coppa, non è un fiore. È una figura androgina, vista lateralmente, che mi ricorda la magia del “canto a Tenore” dell’entroterra sardo. Lavorare questo piccolo pezzo di legno è complicatissimo, ogni minimo movimento ne comporta una modifica che non può essere riparata. Mi armo di pazienza e, tra sudore e vista annebbiata dalla calura estiva, termino l’orecchino, ne ungo le parti con dell’olio di oliva. Oghe è pronto per essere consegnato per sussurrare al mio amico nuove storie da rendere in pittura.

Boghe, orecchino in ulivo con tratti caratteristici del folklore sardo
Oghe, orecchino in ulivo con tratti caratteristici del folklore sardo

Quando lo scarto diventa ornamento

Ormai preso dall’ebrezza della realizzazione, mi muovo alla ricerca di altri pezzi. Cosa posso realizzare?

Il primo pezzetto mi ricorda tantissimo un ascia. Mi lancio nell’impresa e, più lo scalpello va avanti e più inizio a vedere qualcosa che mi riporta all’infanzia, il piccolo Grisù che da grande avrebbe voluto fare il pompiere. È un draghetto. Pian piano ne tiro fuori la sua essenza. È proprio lui a suggerirmi che, al legno, possa accostare altri materiali.

Casualmente, nella mia bacheca di minerali, ho una pirite che si è frammentata. Un piccolo poliedro sembra fatto apposta per legarsi al mio piccolo amico in legno. La pirite, come suggerisce il nome, è la “pietra del fuoco“: Ne percepisco un collegamento quasi invisibile al mito di Prometeo. Il mio piccolo drago sarà un drago che accende la fiamma della creatività.

Il nome, i nomi

Ti chiamerò Drakona, in onore della mia passione per la lingua russa e la mitologia slava. Così per tutte le piccole creazioni che seguono in quell’unico, caldo e creativo giorno d’estate.

Successivamente, con un altro piccolo pezzo, nasce Lunà, un frammento di luna su cui, un giorno, si posò una conchiglia che racconta storie di mare e di stelle. Lunà è un frammento di un tronco di ulivo dal quale, tempo addietro, prese forma il mio Pan. Nelle venature del legno vedo il sorriso che la luna mi dona nelle sere d’estate, guardandomi bonariamente e ricordandomi della bellezza che è sopra di me.

Wolk (lupo), invece, nasce da un pezzetto di ulivo quasi carbonizzato, forse dal sole, forse dal fuoco. Il suo legno è delicatissimo, ogni ingresso di scalpello è più un dubbio che una certezza. Il legno si scheggia come capita e, inizialmente, la frustrazione mi accompagna più della creatività. A un certo punto, però, intravedo un musetto, un orecchio e, in una scalfittura, un occhio che guarda verso di me. Da quel pezzo bruciato nasce una distinta lupetta. Nel frammento di conchiglia vedo Wolk che indossa una collana fatta di mare, sale e raggi di sole incastonati nella materia.

La musa, il ricordo e un filo rosso come l’henné

Ho con me del cordoncino in pelle che mi riporta a quei giorni in cui, una persona cara, mi regalò un ciondolo con il martello di Thor.

Ecco cosa ne farò: dei ciondoli.

Così, come per tutte le opere, quel genio, quella musa che mi suggerisce cosa creare, è ancora lì a ispirarmi e rendere nuova vita a ciò che vita non ha.

Scorre lo scalpello, una goccia di sangue è ancora lì, a nutrire il legno di quella forza vitale che, da ora, non andrà più via.

Drakona, Lunà, Wolk, piccoli ciondoli in legno di ulivo con minerali e conchiglie
Drakona, Lunà, Wolk, piccoli ciondoli in legno di ulivo con minerali e conchiglie

La creatività non ha schemi, ha solo voglia di esprimersi in svariate forme.

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