Oggi voglio raccontare come mi abbia “travolto un insolito destino”, citando parzialmente un’iconica pellicola del cinema italiano.
L’idea di avere la capacità di trasformare un qualsiasi materiale era, per me, un miraggio. La mia incapacità di disegnare in modo “adulto” mi ha sempre portato a credere che il disegno fosse la porta che unisse tutti i piani di rappresentazione artistica e creativa. Eppure, dopo la frase emblematica: “prova”, di Filippo, ho iniziato a creare, sperimentare e, appunto, provare.
Osservare, sentire ed entrare in profonda connessione con uno scarto o un pezzo di legno che sarebbe finito nel camino per scaldare le lunghe notti invernali — questo è diventato il mio nuovo modo di vedere.
Così ho trovato, in mezzo alla vegetazione, un tronco di una mimosa divelta dalle intemperie. La sua piccola radice, incapace di sostenere la potenza del maestrale, si è trasformata in una mano che accoglie la luce, come un Prometeo immortalato nell’attimo in cui dona il Fuoco agli Umani.

La Luce, elemento fondamentale di ricerca interiore, il Fuoco che scalda la curiosità e l’animo umano è divenuta, così, il mezzo per esprimere la mia arte, embrionale e primordiale, di recupero e trasformazione. Come un Athanor che sublima il piombo, l’arte dell’intaglio sublima il mio essere per renderlo Essere.

Nel mito ho sempre trovato spunti; oggi, plasmandone forme così come la mia mente le intuisce, ho trovato lo spunto per superare le prove del mio Essere come Eracle.
Il recupero non è solo un gesto: è una visione.

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